Comitato Scientifico Ricerca Dipartimentale
C. M. Laudando (coordinatrice); J. Altmanova; G. Balirano; E. Galvan; R. Mondola; J. Monti; R. Morabito; F. Paris; R. Piro; G. Rotiroti; F. Sciarelli; P. Sommaiolo
Aree strategiche di aggregazione
1 Lingue, ponti e confini europei - coordinatrice M. C. Lombardi
2 Traduzione e ri-generazione - coordinatori P. Sommaiolo, R. Mondola, M. Ottaiano e M. De Vivo
3 Cognizione e acquisizione - coordinatrice R. Piro
4 Inclusione tra narrazione e ri-mediazione - coordinatrice K. E. Russo
5 Cittadinanza globale e industria creativa - coordinatrici J. Monti e F. Sciarelli
Inclusione tra narrazione e ri-mediazione
Coordinamento: Katherine E. Russo
Il prestito anglofono storytelling è sempre più usato nei diversi campi della comunicazione mediatica per indicare le strategie narrative utilizzate per informare e al contempo intrattenere, emozionare e incuriosire il pubblico. In particolare, secondo studi riconducibili soprattutto al costruzionismo sociale, la narrazione è utilizzata per promuovere valori e idee, dare minore o maggiore rilievo a determinati attori sociali, a fenomeni e processi (Alan Durant e Marina Lambrou, 2009). È uno strumento per penetrare nelle cause e nelle ragioni degli eventi, i particolari che vengono raccontati costruiscono la storia, diventano reali e determinano la storia stessa. La narrazione viene utilizzata quindi per inquadrare gli eventi e spiegarli secondo una logica di senso, e attraverso “l’ascolto delle storie”, il pubblico cerca di “mettere ordine” e di dare un senso attivo alle esperienze quotidiane. Nei suoi studi sul cognitivismo sociale, Teun van Djik (1988) sottolinea come il pubblico si affidi ai mezzi di comunicazione per il sapere, le credenze e le opinioni, dando luogo ad un sapere condiviso e ad un limitato repertorio interpretativo. Il racconto di una storia implica sempre un confronto dialogico, rimanda ad un ricordo o schema (un vissuto esperienziale) e di conseguenza comporta una valutazione (sia essa positiva o negativa), che caratterizza la storia stessa.
L’utilizzo delle tecniche narrative e la ripetizione di schemi non deve quindi essere inteso come un tratto innocente poiché ha importante ricadute sociali. Come scrive Norman Fairclough (1995), il potere del discorso mediatico dipende dalla sistematicità delle sue strategie. Un singolo testo è abbastanza insignificante ma il potere del discorso mediatico deriva dalla ripetizione di alcuni nessi causali, dalla rappresentazione stereotipata degli attori sociali, dal posizionamento dei lettori e così via. Pertanto il discorso mediatico utilizza delle cornici, attraverso le quali offre degli universi interpretativi, una prospettiva sugli eventi. I confini tra le diverse tipologie di testo (informativo, espressivo etc.) sono sempre più porosi, soprattutto quando si tratta di rivendicazioni relative allo status epistemico, cioè l’oggettività, la neutralità o l’imparzialità, grazie anche ai sempre più frequenti fenomeni di ri-mediazione, cioè quei fenomeni di rappresentazione di un mezzo di comunicazione di massa in un altro, ovvero l'utilizzo di alcune caratteristiche tipiche del primo all'interno di un altro. Il rapido progresso delle tecnologie digitali e le nuove possibilità e peculiarità del Web 2.0 ridefiniscono i rapporti del pubblico con i media, sia sul piano pratico che su quello concettuale. A partire da questo concetto, si può osservare come la ri-mediazione possa realizzarsi in diversi tipologie e generi testuali.
La narrazione è uno spazio fondamentale per la creazione di valori condivisi e per la mediazione con il pubblico, pertanto costituisce un ambito fondamentale per lo studio della inclusione nel discorso mediatico. Partendo da questa premessa e facendo tesoro delle ricerche portate avanti da studiosi del Dipartimento, l’area di aggregazione si incentra sulla inclusione/esclusione di determinati attori sociali all’interno del discorso mediatico; sulla costruzione di espressioni, argomentazioni, e gerarchie di argomenti che vanno a formare i giudizi diffusi e le opinioni condivise; sulla rappresentazione e valutazione degli attori sociali; sull’uso della retorica per l’inclusione e esclusione; sull’uso dei media per la creazione di comunità inclusive; sui progetti di orientamento etico-pratico finalizzati alla formulazione di proposte di intervento concreto per il miglioramento della comunicazione istituzionale e pubblica.
Traduzione e rigenerazione
Coordinamento: Paolo Sommaiolo, Roberto Mondola, Marco Ottaiano, Maria De Vivo
Nel mondo contemporaneo si rende sempre più necessario costruire occasioni di riflessione sui rischi della globalizzazione e della cultura digitale, conferendo alle discipline umanistiche una rinnovata centralità nell’analisi e nel dibattito. In questo scenario è quanto mai importante rivendicare il ruolo dell’immaginazione e della creatività, come strumenti per arginare l’amnesia del presente e difendere la capacità rigenerativa della letteratura e delle arti sia nella interpretazione delle trasformazioni delle forme e dei linguaggi, sia nella possibilità di individuare nuove strategie di intervento e di interazione con il territorio.
Attraverso un dialogo interdisciplinare, l’area di aggregrazione è articolata su due linee principali di ricerca: la traduzione e la ri-generazione, come agenti di trasmissione della memoria e strumenti di trasformazione delle tracce che nel tempo si sono stratificate nello spazio e nella cultura di un territorio.
Traduzione:
- una riflessione sulla centralità della traduzione per la scoperta e riscoperta dei cosiddetti ‘classici’. Tradurre, e ritradurre assume una forte valenza rigenerativa in quanto permette di far parlare, ri-significare un testo letterario alla propria epoca, alla generazione che quella epoca vive, alla lingua che quella generazione parla, al mercato del libro che in quel tempo esiste. La traduzione quindi come straordinario strumento di memoria culturale.
Ri-generazione attraverso:
- una riflessione sul teatro, come traduzione di testi drammaturgici e come prassi scenica, fortemente legate al tema della ri-generazione. Il teatro è per sua natura orientato a ripensare nel tempo la lettura di un’opera, perché la sua destinazione è rivolta a un pubblico sempre contemporaneo. Ogni epoca traduce e trasforma, in ragione della mutata sensibilità degli artefici che lo interpretano e degli spettatori ai quali è rivolta la rappresentazione, il mondo contenuto nei capolavori del passato. Ciò dipende dal fascino che la tradizione esercita ancora oggi su di noi, offrendoci costantemente nuovi spunti di lettura, continuando a interrogarci, alla luce di una sensibilità in continuo mutamento e in una prospettiva che continua a rivelarsi densa di suggestioni anche a distanza di tempo. Dice Toni Servillo: “l’opera di un drammaturgo è un mondo, nel quale noi abbiamo la possibilità di specchiarci. Questo rispecchiamento in questo universo drammaturgico ci serve per orientarci nella vita, e questa è la funzione più semplice dell’arte”. Ma è pure vero che la tradizione del passato, per farla rivivere nel presente, deve necessariamente essere sottoposta a un processo di de-strutturazione. In qualche modo bisogna tradire la tradizione per vederla rinascere e alimentare la forza di quelle idee che possano ancora far pensare a un mondo inclusivo e senza barriere pretestuose.
- la presentazione di alcuni casi di rigenerazione urbana e/o territoriale o di riconversione artistica di spazi abbandonati che testimoniano come il territorio, la natura, le strade, i marciapiedi, gli edifici possano essere i luoghi dell’azione creativa degli artisti, fuori dal museo e dalle istituzioni, trasformando lo spazio e le relazioni all’interno della comunità.
Cognizione e acquisizione
Coordinamento: Rosa Piro
L'interesse per la creatività del linguaggio è sempre in crescita e grande considerazione si dà agli aspetti e agli usi creativi del linguaggio. La formazione delle parole, la sintassi, la testualità, i processi di lessicalizzazione attraverso la metafora, sia nelle singole lingue sia nel contatto con altri sistemi linguistici, offrono molti esempi della creatività e della capacità di inclusione di ogni sistema verbale che si arricchisce anche grazie al contatto con altre lingue.
Sempre più studiosi dedicano le proprie ricerche ai processi creativi delle lingue all’interno di percorsi didattici, di insegnamento e apprendimento di una lingua straniera o seconda o per il potenziamento della lingua materna o per l'apprendimento delle lingue settoriali. Come si associa la creatività alla didattica? Quali input il docente universitario mette in campo per migliorare, arricchire e rafforzare l'apprendimento degli studenti? Si propone per questa linea di aggregazione anche la presentazione di casi che possano dare avvio a un discorso comune di riflessione sulla didattica universitaria all'Orientale.
Lingue, ponti e confini europei
Coordinamento: Maria Cristina Lombardi
Il ruolo culturalmente importante all’interno del nostro Dipartimento e la grande vivacità che le lingue ‘altre’ insegnate nei nostri Corsi di Laurea (Svedese, Finlandese, Olandese nel Nord, Portoghese all’estremità occidentale, Rumeno, Ungherese, Polacco, Ceco, Serbo-croato, Bulgaro, Albanese ad oriente) e le letterature che esse veicolano rivestono nel nostro Ateneo ci hanno indotto ad una riflessione collettiva che ha individuato elementi e percorsi comuni. Si è così evidenziata un’area di ricerca caratterizzante che costituisce una ricchezza per le notevoli specificità che permettono a ‘L’Orientale’ e al Dip. Studi Letterari, Linguistici e Comparati di distinguersi nell’offerta didattica dalle altre Università del Sud.
Parlate in paesi spesso situati ai confini del continente europeo, tali lingue sono caratterizzate da un ricco patrimonio culturale che spesso ha interpretato il concetto di confine nella sua doppia funzione di limite e di possibilità di superamento e inclusività, dunque di possibilità di gettare ponti verso l’’altro’, il diverso. Tale continuo oscillare tra apertura e chiusura è un tema fondamentale che ha impregnato l’evoluzione storica dei paesi in cui sono parlate. Certo la storia europea è una storia di guerre e di oppressioni e alcune civiltà e le loro lingue sono state oggetto di repressione, addirittura in qualche caso minacciate di estinzione. Eppure sono sopravvissute, insieme e grazie alle loro letterature. Questa eredità non solo costituisce la preziosa testimonianza di un passato, ma è anche garanzia di un futuro. L’Europa avrà un futuro solo se saprà valorizzare tutte le sue tradizioni, solo se saprà parlare tutte le sue lingue.
Lo spostamento continuo dei confini politici, determinato da vari fattori, spesso militari, ha prodotto continui cambiamenti, con fenomeni di contatto che si sono susseguiti creando interessanti espressioni artistiche, letterarie e culturali che meritano di essere studiate e fatte conoscere. Nella poesia, la metafora - come significato celato, espressione mascherata, compressa e proprio per questo potente concentrato di senso e forte allusività - sarà uno dei temi centrali della nostra ricerca.
Si è pertanto identificata una linea di aggregazione tesa a valutare a fondo il rapporto tra letteratura e potere/ poteri, la funzione del consenso, la letteratura come spazio negoziale di libertà, ponti, confini, inclusività e cratività. In particolare la poesia si configura in certi casi, proprio per la concentrazione che la caratterizza, una dimensione estetica privilegiata dove la potenza dell’immaginazione può riorganizzarsi e creare spazi di libertà.
Cittadinanza globale e industria creativa
Coordinamento: Fabiana Sciarelli e Johanna Monti
Le persone oggi vivono in un contesto globale e, anche se in modo diseguale, interagiscono a livello planetario. In un mondo che è sempre più interdipendente, è necessario promuovere un senso di appartenenza alla comunità globale, un’idea di umanità comune condivisa tra le persone.
Nel 2015 l’UNESCO ha proposto una definizione largamente condivisa: “La cittadinanza globale si riferisce al senso di appartenenza a una comunità più ampia e a una comune umanità. Essa sottolinea l’interdipendenza politica, economica, sociale e culturale e l’interconnessione tra il livello locale, nazionale e globale”.
La cittadinanza globale, che evoca quindi uno status di “cittadini del mondo” con responsabilità e doveri di impegno attivo e partecipativo, consente di esercitare i propri diritti e le proprie responsabilità di cittadino di un mondo interdipendente e in costante evoluzione, contribuendo altresì al suo procedere verso una maggiore giustizia e sostenibilità.
L’area di aggregazione mira a costruire e diffondere competenze globali che emergono da diversi approcci relativi a diritti umani (diritti dell’infanzia, diritti di genere e diritti all’autodeterminazione di popoli e genti), relazioni interculturali (identità, diversità culturale, sistemi di conoscenza indigeni e tradizionali, pace), giustizia sociale ed economica (sviluppo internazionale, crescita economica, riduzione della povertà, sostenibilità ambientale, sviluppo).
La cultura e? la nostra storia, il nostro tempo presente, il dono che lasciamo alle generazioni future. La cultura e? la nostra ricchezza inesauribile, un bene che piu? si consuma, piu? cresce e fa crescere i popoli, la loro identita?, la loro maestria. Di creativita? è intrisa la nostra cultura, il nostro territorio, la qualita? del nostro vivere quotidiano e dei nostri prodotti. Non e? un fine in se?, ma un processo, un mezzo straordinario per produrre nuove idee. In questo senso creativita? e cultura sono un pilastro della qualita? sociale, intesa come un contesto di comunita? libero, giusto, economicamente sviluppato, culturalmente vivo, e di alta qualita? della vita.
Le industrie creative sono quelle che hanno origine dalla creativita? individuale, abilita? e talento. Esse hanno un potenziale di creazione di ricchezza e posti di lavoro attraverso lo sviluppo della proprieta? intellettuale. Le industrie creative includono pubblicita?, film e video, architettura, musica, arte e mercati antiquari, spettacolo dal vivo, computer e videogame, editoria, artigianato, software, design, televisione e radio, moda.
L’area di aggregazione nasce da due premesse fondamentali: i saperi umanistici, non contrapposti a quelli scientifici ma da essi potenziati, possono creare le condizioni per una reale revisione dei modelli di sviluppo inclusivo internazionale ad oggi adottati, e nello scambio di idee, secondo i modelli antichi di democrazia, ci può essere l’individuazione delle migliori soluzioni. Tutto ciò si realizza in un tavolo di lavoro che affronta da vari punti di vista la l’inclusione e la creatività, mettendo in relazione i cittadini globali del domani con l’industria.
Pagina creata il 22/11/2019